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Cibo e Colore: l’arte in cucina

La psicologia del colore nella realizzazione di un piatto 

Dopo l’articolo dello scorso gennaio 2015 sul cibo nell’arte pittorica è doveroso trattare l’importanza del colore nell’elaborazione delle pietanze, importanza da considerarsi sia per quanto riguarda il rapporto sostanziale tra colore e nutrienti del cibo, sia per l’aspetto più formale del colore ed dei suoi messaggi subliminali percepiti dalla psiche. Il colore dunque quale  “trait d’union” tra l’arte nella sua più elevata accezione e l’effimera omologa arte culinaria.

“Con la modernizzazione della gastronomia l’estetica del piatto ricopre un ruolo essenziale poiché crea un connubio perfetto tra varie sfere sensoriali inoltre appare come specchio della società che ovviamente subisce influenze culturali e artistiche in base al momento storico. Tanto è vero che un bel piatto, nel momento della degustazione potrà sembrare molto più buono.

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Il cibo nell’arte pittorica

Cenni storici

Canestra-di-frutta-Caravaggio

Caravaggio, olio su tela, 46 x 64,5, Milano, Pinacoteca Ambrosiana

Il ruolo che ricopre il cibo nelle opere d’arte è davvero speciale; da sempre occupa un posto di primaria importanza nell’immaginario degli artisti di tutti i periodi storici e delle rispettive correnti pittoriche.

Si può partire sin dalla preistoria e  dalle scene di caccia dei graffiti presenti in siti antichissimi, passando per i mosaici di Pompei e dell’antica Bisanzio, fino alle tavole più famose del rinascimento come “L’ultima Cena” (sicuramente una delle scene più rappresentate della storia dell’arte).

Il cibo ha sempre occupato un posto di rilievo, destinato a comunicare all’osservatore la natura del quadro (religiosa o profana che dir si voglia), l’estrazione sociale dei suoi protagonisti (dolci e selvaggina per le classi elevate, pane e legumi per quelle meno abbienti), ovvero l’epoca di ambientazione della scena.

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